Un sogno chiamato Roma

Il 22 Luglio 1927 è nata non una squadra ma un sogno… Questo siamo oggi, eravamo ieri, rimarremo sempre. Ogni 22 di luglio una lacrima scende sul mio volto e alimenta una passione… Quella data è la nostra storia…” Così celebrava il Presidente la data del VENTIDUELUGLIOMILLENOVECENTOVENTISETTE, tutto attaccato, come siamo abituati ad ascoltare nel documentario audio di Sandro Ciotti “La Roma racconta”. Il racconto del sogno di Romolo Buffoni, scrittore romanista, penna del quotidiano della Capitale Il Messaggero, ruota intorno a questa magica data, legata indissolubilmente alla squadra giallorossa poiché riportata nel primo atto ufficiale del club, nel quale viene riportato l’assetto societario.

Il libro di Romolo Buffoni si snoda attraverso la cabala romanista. Numeri, date, cifre, corsi e ricorsi fondono realtà e immaginario, portando su carta quel sogno ad occhi aperti che un tifoso della Roma vive nel suo rapportarsi con il quotidiano della sua squadra del cuore. La certezza di rappresentare la Capitale, la portata della sua grandezza, il confronto con una realtà sportiva ormai quasi secolare non all’altezza dell’importanza di Roma Caput Mundi, quanto meno in termini di successi sportivi sul campo, coppe e trofei non raggiunti e beffa delle beffe sfiorati, poggiati in casa, in un forse maledetto Stadio Olimpico, volati via. Notti di Coppe di Campioni. Rigori, pali, gol non fatti e subiti. Con il passare delle stagioni l’esperienza di Romolo Buffoni sulla Roma è talmente radicata che riesce con bravura a tinteggiare quello che potrebbe essere uno dei migliori auspici per un tifoso giallorosso oggi, chiudere i conti con un passato che ha lasciato cicatrici indelebili e assieme ai suoi attuali campioni, Zaniolo, Mancini, Villar, Pellegrini, ristabilire i conti con la giustizia sportiva, per la felicità di tutti i tifosi Romanisti.

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Nicolò Zaniolo

Descrizione dal sito dell’Editore Santelli:

“Riccardo ha quasi 50 anni, un lavoro che lo soddisfa e una bella famiglia che ama e che lo ama. E oggi, 22 maggio 2027, è a Londra, stadio di Wembley tempio del calcio resistito alle rovine della Brexit. E’ lì perché la Roma, la “sua” Roma, si giocherà la finale della Champions League a 43 anni dalla prima e ultima volta. Ma anche stavolta ci sarà il Liverpool di fronte. Ma Riccardo è sereno, lui la sua partita l’ha già vinta e la sua coppa l’ha sollevata. Lui ha “salvato la Roma. Riccardo è un professionista affermato. Ma solo oggi può dirsi realizzato perché la “più importante delle cose inutili” (come disse un allenatore tanto tempo fa quando lui aveva 20 anni e certi argomenti erano più “adeguati”) gli ha regalato la più grande delle soddisfazioni: scudetto e finale della coppa più importante. E il merito è il suo. Non lo sa nessuno dei ragazzi coi quali ha viaggiato in aereo e con i quali si sposta fra le vie londinesi scortato da vicino dai bobbies. Riccardo ha spezzato la maledizione o, meglio, il sortilegio che aveva affossato la sua squadra. Un incantesimo come quello capitato al Benfica con l’anatema di Bela Gutmann “mi mandate via? Non vincerete più una finale europea!” e a Lisbona ne dal 1962 ne persero ben 8 di finali e ancora non è finita nonostante i pellegrinaggi sulla tomba dell’ex allenatore. A Roma la colpa fu di di chi, anni fa, aveva deciso di cambiare la data di fondazione dell’Associazione Sportiva Roma dal consolidato 22 luglio 1927, al 7 giugno 1927. Chi è salito sulla macchina del tempo, cambiando il passato ha cambiato il futuro della squadra giallorossa. Da quel giorno la squadra non vinse più niente e la sua identità si andò sgretolando sempre più. Come una fotografia del futuro alla quale è stato cancellato il passato. E poi c’era quel 7 in ogni sua declinazione, dal 71 al 17, che ritornava sotto forma di risultati infausti, di minuti fatali, di maglie disgraziate. Chiedeva attenzione, voleva far capire quale fosse il problema. Riccardo lo capì e la sua partita fu quella di farlo capire a chi poteva rimettere le cose a posto.”

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Nicolò Zaniolo esulta sotto la Curva Sud